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Blemmi

Gente senza testa

esplorando l'antico mito di popolazioni prive di testa e con la faccia nel torso

IBlemmi erano una popolazione nomade, di razza etiopica e lingua camitica, che abitava la Nubia
un blemma. Dalle 'Cronache di Norimberga' (1493)un blemma. Dalle 'Cronache di Norimberga' (1493)
(zona comprendente l'attuale basso Egitto e il nord del Sudan) e l'Etiopia. Citati da fonti tardo romane e bizantine, come ad esempio lo storico Procopio di Cesarea (500-565 d.C.), che ne tratta parlando delle campagne militari dell'imperatore Giustiniano. Erano temuti per le loro incursioni verso l'Egitto.

Accanto ai blemmi “storici” l'immaginario dell'epoca creò una stirpe di blemmi mostruosa.

Ne parla ad esempio Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nella sua “Naturalis historia”: «Si dice che i Blemmi non abbiano il capo, e che abbiano la bocca e gli occhi nel petto».

blemmi, da una miniatura medievaleblemmi, da una miniatura medievale

In realtà già molti secoli prima il greco Erodoto (484-425 a.C.) riportava la credenza diffusa tra gli abitanti della Libia, secondo i quali la parte occidentale del loro paese sarebbe stata abitata da uomini privi di testa e con i lineamenti nel torso.

I blemmi o acefali sono uno dei classici popoli mostruosi e immaginari che si possono trovare nei bestiari medievali.

blemmaun blemma o un guerriero con problemi di cervicale?

Nel Rinascimento viene spesso riportato un brano (con ogni probabilità apocrifo) in cui Sant'Agostino affermerebbe di aver visto degli acefali in un suo viaggio in Etiopia.

Degli acefali parleranno in seguito il medico Hartmann Schedel nel “Liber chronicorum” (1493), Sebastian Münster nella “Cosmographia Universalis” (1544) e Konrad Licostene nel “Prodigiorum ac ostentorum chronicon” (1557).

Degli acefali si parla anche nelle due opere teratologiche

italiane più importanti del Seicento: il “Monstrorum caussis, natura et

differentiis” (1616) di Fortunio Liceti e la “Monstrorum historia cum Paralipomenis historiae omnium animalium” (1642) (un libro mostruoso anche nel titolo) di Ulisse Aldrovandi.

i leggendari ewapainomagli Ewapainoma che abiterebbero nel Sud America, come furono descritti da Sir Walter Raleigh

Liceti parla degli acefali considerandoli una vera e propria razza anomala, mentre Aldrovandi ipotizza una semplice e più plausibile assenza del collo.

Nell'antichità le popolazioni acefale abitavano l'Egitto e la Libia, nel Medioevo l'India, mentre nel Cinquecento la patria di tali razze mostruose si spostò nel Nuovo Mondo, in Angola e nei Caraibi.

Il navigatore e scrittore inglese Sir Walter Raleigh (1522 ca. - 1618) riporta degli Ewaipanoma, popolazione di acefali che avrebbe vissuto nell'America meridionale dell'epoca. Non ne avrebbe visti di persona, ma ne riporta le descrizioni di seconda mano, secondo le quali tra l'altro gli Ewaipanoma avrebbero portato sempre con sé degli archi e delle frecce giganteschi.

Secondo Freud lo spostamento della faccia sull'addome deriva da un antico cerimoniale magico. Nel mondo egizio ma anche in quello greco vi era infatti un rituale collegato con il dio Api, rappresentato come un toro, dove cui le donne si scoprivano il corpo davanti alla divinità.

Freud cita anche l'episodio di Demetra che, giunta a Eleusi, si trova ospite di un certo Disaule e di una vecchia di nome Baubò. Demetra si rifiuta di mangiare e di bere, perché in lutto per il rapimento della figlia Proserpina, offerta in sposa al dio Ade. Baubò, allora, per farla ridere, solleva la veste, esponendo il suo corpo e nascondendo la testa.

le viol, dipinto di Magritte del 1934il famoso dipinto "Le viol" (1934) di René Magritte. Se i blemmi hanno la faccia nel torso, questo è invece un torso nella faccia. Una sorta di blemma al contrario.

Come riporta lo stesso padre della psicanalisi, in Asia Minore sono state ritrovate anche alcune terrecotte che raffigurano Baubò come un corpo femminile senza testa e senza petto, con la faccia situata sul ventre.

Secondo altre versioni Baubò aveva anche la particolarità di parlare con la vagina.

Di questi mostri sono state date nel tempo varie interpretazioni allegoriche o simboliche. Nelle “Gesta Romanorum”, scritte in Inghilterra in ambiente francescano agli inizi del 1300, sono tra l'altro riportate sedici razze mostruose di cui parla Plinio nei suoi scritti, ognuna corredata di un insegnamento morale. In quest'opera gli acefali simboleggiano gli umili che vogliono obbedire ai comandamenti interiori del loro cuore.

Un testo del XIII secolo li paragona invece agli avvocati, che non hanno la testa di un uomo consapevole dei propri limiti, ma sono avidi, avendo la bocca in mezzo alla pancia.

Di popoli acefali e con la faccia sul ventre si parla in molti luoghi del mondo. Ad esempio presso alcune tribù pellerossa della costa

Blemmyae'Blemmyae', un mostro della serie di pupazzi “Monster in my pocket”

nord del Pacifico si parla di esseri privi di testa e con gli occhi sul torace. Secondo alcuni gruppi di Inuit che si trovano presso lo Stretto di Bering, sulla luna vivono degli strani esseri, che a volte vengono sulla terra e sono privi di testa, ma possiedono un'enorme bocca armata di denti affilati sul torace. Storie di acefali si trovano già in manoscritti cinesi del III secolo.

Hitmonlee, un personaggio dei Pokemon

Blemmyae è l'81° mostro della serie di pupazzi “Monster in my pocket”, uscita negli anni '90.

Uno dei Pokemon, Hitmonlee, ha l'aspetto di un blemma.

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