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Bazar del Bizzarro
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Pareidolia

così è (se vi pare)

non sempre la realtà è quella che crediamo di vedere

Pareidolia: dal greco eidolon (“immagine”), con il prefisso para- (“simile a, presso, accanto”, ma che può indicare anche “deviazione, alterazione”).

Una parola che curiosamente non è presente nel dizionario Zingarelli (edizione 2008), nonostante su Google abbia oltre 100000 ricorrenze e sia citata in vari libri posseduti dal sottoscritto Professor Bizzarro.

il volto nascosto nei giardini di Versaillesun volto (un po' idiota, a dire il vero) visibile guardando dall'alto i giardini di Versailles (Francia)

La pareidolia è la tendenza, molto umana, a interpretare secondo schemi noti forme casuali ed indistinte. In particolare le nostre menti sono “programmate” per vedere volti e forme umane. Per il neonato è una questione di sopravvivenza, nell'adulto quest'attitudine permane.

La mente umana è un grande cercatore e generatore di significato. Se le forme percepite sono note, tutto bene, vengono etichettate e classificate; se le forme non vengono subito identificate o sono sconosciute spesso scatta un'interpretazione alternativa, ed allora ecco che il cervello rovista febbrilmente nei suoi archivi in cerca di qualcosa che si adatti a quanto ci troviamo davanti.

Questa tendenza è talmente innata che anche una semplice sequenza di caratteri tipografici come “doppio punto, lineetta, chiusa parentesi”, ovvero :-) vista di traverso ci fa vedere un volto.

È questa la più famosa delle “emoticon” (dall'inglese “emotional” e “icon”) che impazzano negli sms e nelle chat.

little nemoLittle Nemo

Nel vecchio Corriere dei Piccoli c'era un onirico personaggio, Little Nemo, che viveva sempre tra sogno e fantasia. Ricordo come in una delle sue storie era angosciato da un orribile mostro che si trovava nella sua cameretta. Mostro che poi, alla luce del sole, si era rivelato una semplice coperta spiegazzata... Penso sia accaduto un po' a tutti, da bambini. Forse a qualcuno anche da adulto.

Comunque, come potete aver notato voi stessi, stati di grande stanchezza o di malattia, che possono portarci vicino ai territori del sogno, ci rendono più suscettibili di illusioni ottiche di questo genere e più indifesi nei riguardi delle nostre stesse fantasie.

Con la pareidolia noi proiettiamo la nostra immaginazione, le nostre aspettative, le nostre esperienze, la nostra cultura sul mondo esterno. Se da un lato bisogna starne attenti a questa dinamica perché può produrre abbagli e inganni, dall'altro è vero che rende più interessante e ricca una realtà a volte troppo grigia.

Anche un semplice cavatappi può sembrare una ballerina: non per niente la ditta Alessi qualche anno fa ha prodotto un

cavatappiil classico cavatappi
cavatappi Anna Gil cavatappi "Anna G" prodotto dalla Alessi
cavatappi dalle evidenti fattezze umane, che esasperava la naturale caratteristica pareidolica di questo oggetto.

A me per esempio le comuni graffatrici sono sempre sembrate delle balene o dei capodogli.

È per questo che la nomenclatura degli oggetti è piena di termini come “pinze a coccodrillo”, “becchi d'oca”, “pinza a pappagallo” eccetera.

Quindi la paredolia non si limita ai volti: si possono vedere anche animali, simboli, caratteri alfabetici e quant'altro.

Le nuvole, le rocce, le macchie di umidità, la maggior parte degli oggetti naturali sono adatti ad accendere in noi queste illusioni.

Celebri casi di pareidolia sono la faccia di Marte e il bacio della luna. Un altro caso celebre è la faccia del diavolo, visibile nel fumo sprigionatosi dall'incendio delle Torri Gemelle nel 2001.

papa di fuocoun Wojtyla fiammeggiante. L'immagine potrebbe anche essere genuina.

Su Internet si trovano innumerevoli esempi di questo fenomeno. Ci sono, come al solito, anche molti burloni che barano e costruiscono con Photoshop pareidolie a tavolino. In realtà la pareidolia è un fenomeno così comune che non c'è certo bisogno di affaticarsi per produrlo.

Un altro esempio è il mio alfabeto di neve.

La pareidolia non si limita alle immagini: esiste anche la “pareidolia acustica”, tipicamente applicata nei famigerati casi dei “messaggi subliminali” che alcuni musicisti rock inserirebbero nei loro dischi, registrando alla rovescia esortazioni sataniche o consimili piacevolezze. In realtà, magari un giorno ne parleremo più approfonditamente, si tratta per lo più di leggende.

Sono coloro che indagano su questi dischi, spesso fanatici religiosi, che passano ore ed ore ad ascoltarli alla rovescia che credono di udire queste parole.

Anche il famoso fenomeno della metafonia, ovvero l'ascolto della voce dei defunti sui nastri registrati o sintonizzando la radio sulle frequenze vuote fra un'emittente e l'altra si basa in gran parte sul fatto che in un fruscio indistinto o in mezzo a vari rumori si può avere l'impressione di cogliere delle parole. Ovviamente, e questa è la filosofia generale adottata da questo Bazar, ciò non esclude in assoluto che qualche fenomeno genuino possa esistere.

I suoni di cui sopra sono classificabili come “rumore bianco”, ovvero un suono con due caratteristiche molto particolari: l'aperiodicità (e quindi l'imprevedibilità) e uno spettro uniforme su tutte le frequenze, che fanno sì che potenzialmente contenga in sé tutti i suoni, proprio come accade nel campo dei colori con il colore bianco. Quindi con un po' di fantasia e con un po' di convinzione da questo tipo di suono ognuno può tirare fuori quello che desidera.

fondi di caffèfondi di caffè

Il fenomeno della pareidolia prende parte a numerose tecniche divinatorie, come i classici “fondi di caffè”, ovvero la “caffeomanzia”, per cui uno fa pronostici in base alle lettere, ai numeri o alle forme che si producono sul fondo di una tazza dopo aver bevuto il caffè.

Un'altra tecnica è quella di versare dello stagno fuso o piombo (molibdomanzia) in un recipiente d'acqua, così che il materiale versato si solidifica secondo forme casuali. In alternativa si può usare la cera (e allora si parla di ceromanzia). Oppure si possono lanciare degli aghi su un tavolo (acutomanzia), oppure ancora osservare le volute di fumo o altri simili fenomeni imprevedibili.

macchia di rorschachuna delle 10 macchie usate nel test di Rorschach.
Per me sono due allegri procioni che battono i "cinque". Non so cosa ne penserebbe uno psichiatra al riguardo.

Un uso “clinico” della pareidolia si trova nella tecnica delle macchie di Rorschach. Hermann Rorschach (1884-1922) era uno psichiatra svizzero. Dopo aver studiato 300 pazienti e 100 soggetti di controllo nel 1921 scrisse il libro "Psychodiagnostik", dove pose le basi per il test che porta a tutt'oggi il suo nome. Si tratta di dieci macchie, realizzate da Rorschach stesso dopo innumerevoli prove. Le tavole vengono presentate una alla volta con un determinato ordine, e colui che è sottoposto al test deve dire a cosa assomigliano secondo lui.

In realtà già Leonardo e Botticelli avevano pensato all'uso di disegni ambigui per valutare la personalità, e pare che nell'Ottocento vi fosse un gioco popolare che sfruttava le macchie d'inchiostro.

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