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Pogonofori

La prima volta che sono venuto a conoscenza dei pogonofori è stata in un racconto di fantascienza. Pensavo si trattasse di un'invenzione letteraria, tanto assurdamente erano descritti. Poi ho scoperto che esistono davvero.
Riftia pachyptila una “foresta” di Riftia pachyptila, una delle varie specie di Pogonofori che abitano i fondali

Considerati affini agli Anellidi, i pogonofori sono gli unici animali non parassiti privi di tubo digerente.

Il loro corpo è protetto da un tubo chitinoso lungo da qualche centimetro a due metri, conficcato sul fondo marino. Sono dotati di uno o più tentacoli cavi che possono ritirarsi dentro al tubo.

Il cibo, catturato mediante i tentacoli, viene digerito in una cavità formata temporaneamente dai tentacoli stessi, i quali provvedono anche ad assorbire i nutrienti. I tentacoli espletano anche attività respiratoria.

Sono animali sessuati, la cui biologia è tuttora pressoché sconosciuta e la cui collocazione sistematica è tuttora incerta. La loro velocità di crescita, dipendente dalle risorse, va da 1-2 centimetri all'anno fino all'incredibile ritmo di 80 centimetri all'anno.

una distesa di pogonofori che rigoglia attorno a una caldera sottomarina una distesa di pogonofori che rigoglia attorno a una caldera sottomarina

Ne sono stati reperiti esemplari anche a 9000 metri di profondità, in varie aree del pianeta. Alcune specie di Pogonofori vivono in simbiosi con batteri che metabolizzano l'acido solfidrico delle sorgenti termali sottomarine, riuscendo così a sopravvivere in habitat caratterizzati da condizioni di vita infernale in quanto a pressione, temperatura e scarsità di cibo “normale”, ambienti tra l'altro privi completamente di luce e poveri di ossigeno, tanto che i Pogonofori e le altre specie che abitano queste particolari nicchie ecologiche risultano di grande interesse per gli studiosi di esobiologia, ovvero la disciplina che studia le possibilità di vita su altri pianeti. Particolarmente interessante e aggiornato al riguardo è il volume di Cesare Guaita, “Alla ricerca della vita nel sistema solare”, che prima di farci viaggiare nelle stelle ci porta appunto a visitare gli abissi oceanici, in particolare il formidabile sito denominato “Rose Garden”, scoperto negli anni '70 dal batiscafo Alvin presso le isole Galapagos.

Il nome “Rose Garden” è dovuto all'incredibile rigoglio della fauna del luogo, che fino a pochi anni fa sarebbe stato giudicato inadatto alla vita, mentre è un brulicare di bivalvi, granchi e una vera e propria foresta di pogonofori, come il Riftia pachyptila.

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